Truffe online e phishing: quando la banca deve rimborsarti
Se sei vittima di phishing e hai perso soldi dal conto, la banca deve rimborsarti? Scopri cosa dice la legge e come agire in concreto.

Introduzione
Viviamo in un’epoca in cui i tentativi di truffa digitale sono parte integrante della nostra quotidianità. Phishing, finti SMS bancari, link ingannevoli e notifiche fraudolente rappresentano un rischio costante per chiunque utilizzi servizi online. Ma cosa succede quando il danno è fatto? Se il tuo conto corrente viene svuotato a causa di una truffa ben orchestrata, puoi ottenere un rimborso dalla banca?
La risposta è: sì, in molti casi puoi e devi pretendere il rimborso, anche se sei stato tu a inserire i dati ingannato da un sito falso.
Il quadro normativo: PSD2 e responsabilità della banca
Direttiva (UE) 2015/2366 – PSD2
La materia è regolata a livello europeo dalla Direttiva (UE) 2015/2366, nota come PSD2, recepita in Italia con il D.lgs. 11/2010. Si tratta della normativa sui servizi di pagamento, pensata per proteggere gli utenti anche contro le frodi.
L’articolo 10 D.lgs. 11/2010
Il punto chiave è contenuto nell’art. 10 del D.lgs. 11/2010, secondo cui:
“In caso di operazione di pagamento non autorizzata, il prestatore di servizi di pagamento rimborsa immediatamente al pagatore l’importo dell’operazione.”
In termini pratici: se non hai autorizzato tu l’operazione, puoi ottenere il rimborso.
La colpa grave: quando il rimborso può essere negato
La banca può negare il rimborso solo in caso di dolo o colpa grave del cliente (art. 10, comma 1). Ma cosa significa “colpa grave”?
La giurisprudenza ha chiarito che deve trattarsi di comportamenti estremamente negligenti. Alcuni esempi:
- Annotare le credenziali su fogli incustoditi.
- Condividere dati bancari via email o social.
- Ignorare avvisi di sicurezza della banca.
Non rientra nella colpa grave cliccare su un link truffaldino apparentemente autentico, specialmente se il messaggio ricevuto replica fedelmente quelli ufficiali della banca.rientamento giurisprudenziale: la banca deve dimostrare la tua colpa
Secondo la Corte di Cassazione e l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF):
- L’onere della prova grava sulla banca.
- La banca deve dimostrare che sei stato gravemente negligente.
- Il solo fatto di aver cliccato o inserito dati su un sito truffaldino non basta a giustificare il rifiuto del rimborso.
- L’istituto deve garantire sistemi di autenticazione forti e meccanismi di sicurezza adeguati.
In assenza di prove concrete sulla tua responsabilità, la banca è tenuta al rimborso integrale.
Cosa fare in caso di truffa digitale
1. Blocca immediatamente il conto o la carta
Contatta il servizio clienti della banca per bloccare ogni operazione sospetta e sospendere i servizi di pagamento online.
2. Sporgi denuncia alle autorità
Recati presso la Polizia Postale o i Carabinieri e presenta una denuncia dettagliata, allegando eventuali prove (SMS, email, screenshot).
3. Invia un reclamo formale alla banca
Richiedi il rimborso ai sensi dell’art. 10 D.lgs. 11/2010. Il reclamo dovrebbe essere inviato via PEC o raccomandata A/R per avere validità giuridica.
4. Conserva tutte le prove
Mantieni ogni elemento utile:
- Codici ricevuti via SMS.
- Screenshot dei messaggi.
- Link o numeri di telefono sospetti.
- Cronologia delle operazioni sul conto.
5. Se la banca rifiuta il rimborso
Hai due possibilità:
- Presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).
- Avviare un’azione legale con l’assistenza di un avvocato.
E se hai cliccato ma non hai subito perdite?
Anche in questo caso è prudente:
- Cambiare immediatamente la password dell’home banking.
- Attivare notifiche in tempo reale.
- Controllare i movimenti sospetti.
- Disattivare i pagamenti online se non strettamente necessari.
Ricorda: non cliccare mai su link ricevuti via SMS o email, ma accedi manualmente all’app o al sito ufficiale della banca.
Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato
Un avvocato può assisterti nei casi in cui:
- La banca nega il rimborso senza valide motivazioni.
- È necessario redigere una denuncia, un reclamo formale o un ricorso all’ABF.
- Gli importi sottratti sono significativi e serve tutelarsi con un’azione giudiziale.
Domande frequenti (FAQ)
Ho inserito le mie credenziali su un sito falso. È colpa mia?
No, non automaticamente. Se la truffa era ben costruita, non si può parlare di colpa grave.
La banca mi dice che ho autorizzato io il pagamento. È vero?
Se l’autorizzazione è avvenuta sotto inganno, si tratta comunque di operazione non autorizzata ai sensi della legge.
Conclusione
Le truffe online sono sempre più sofisticate e chiunque può esserne vittima. La normativa, tuttavia, non ti lascia solo. Se agisci con tempestività e segui i passi giusti, hai diritto al rimborso.
Ritengo che l’informazione giuridica accessibile sia un servizio sociale importante, perché permette alle persone di difendere concretamente i propri diritti. Se hai subito una frode o ti trovi in una situazione simile, rivolgiti a un avvocato di fiducia: sarà in grado di tutelare al meglio i tuoi interessi.
