Separazione e casa coniugale: chi ha diritto a restare e cosa succede con il mutuo

Una delle domande più frequenti che mi viene posta quando una coppia si separa è: “Chi resta nella casa?” E subito dopo: “E il mutuo, chi lo paga?”
Domande lecite, che nascondono spesso preoccupazioni molto pratiche: la paura di perdere la casa, di dover sostenere spese ingiuste o di non avere più un luogo stabile per i figli.

In questo articolo facciamo chiarezza, partendo da un caso concreto e arrivando alle regole pratiche che possono aiutare a orientarsi in una fase delicata della vita.

Il caso di Marco e Laura

Marco e Laura si separano. La casa di famiglia è intestata solo a lui, che ha anche firmato il mutuo. Hanno due figli piccoli, che restano a vivere con la madre. Il giudice, tenendo conto dell’interesse dei minori, assegna l’abitazione a Laura.
Marco, pur non vivendo più lì, continua a pagare il mutuo.
Una situazione che può sembrare ingiusta, ma che – dal punto di vista legale – è del tutto regolare.

Cosa prevede la legge

L’articolo 337-sexies del Codice Civile stabilisce un principio molto chiaro: quando ci sono figli minorenni (o non autosufficienti), la casa coniugale viene assegnata al genitore con cui i figli vivono stabilmente, indipendentemente da chi sia il proprietario.

Se invece i figli sono maggiorenni e indipendenti, la casa resta al coniuge proprietario, salvo accordi diversi o particolari valutazioni del giudice.

E se la casa è in affitto? Il giudice può trasferire il contratto di locazione al genitore affidatario, anche se non era l’intestatario originario.

Il mutuo: un contratto che non cambia con la separazione

Uno degli errori più comuni in fase di separazione è credere che l’assegnazione della casa a uno dei coniugi comporti automaticamente anche il trasferimento del mutuo. Non è così. Il mutuo è un contratto bancario vincolante e autonomo, che resta in capo all’intestatario originario, a prescindere dalle decisioni del giudice sull’uso dell’abitazione.

Vediamo le due ipotesi più frequenti.

1. Mutuo intestato a un solo coniuge

È la situazione più delicata. Se, ad esempio, il mutuo è intestato al marito e il giudice assegna la casa alla moglie (perché collocataria dei figli), l’obbligo di pagare le rate resta a carico del marito, anche se non vive più nell’immobile.
Questo accade perché la banca non è parte del procedimento di separazione: il giudice non può modificare gli obblighi contrattuali assunti in precedenza.

In pratica: si può restare obbligati a pagare un mutuo per una casa in cui non si abita più.

In alcuni casi, il coniuge assegnatario può accettare volontariamente di contribuire alle spese, oppure può essere previsto un accordo compensativo tra le parti, ma si tratta sempre di patti interni che non vincolano la banca.

2. Mutuo cointestato

Se entrambi i coniugi hanno firmato il mutuo, entrambi restano obbligati verso la banca, indipendentemente da chi continuerà a vivere nell’immobile.
In questo caso è possibile che uno dei due versi l’intera rata per motivi pratici (ad esempio, chi ha maggiore disponibilità economica o chi continua ad abitare nella casa), ma la banca potrà comunque pretendere il pagamento da entrambi.

È bene sapere che non è possibile “uscire” da un mutuo senza l’intervento della banca. L’unico modo per modificare la titolarità è attraverso una rinegoziazione del contratto o una surroga con accollo, che devono però essere espressamente approvati dall’istituto di credito. E in molti casi, la banca può opporsi o richiedere garanzie ulteriori.

Considerazioni pratiche

  • L’assegnazione della casa ha effetti giuridici sull’uso dell’immobile, non sulla proprietà né sul contratto di mutuo.
  • Il coniuge che continua a vivere nella casa può, in alcuni casi, essere tenuto a rimborsare una parte delle rate al coniuge intestatario, ma questo dipende dagli accordi tra le parti o dalle decisioni del giudice.

In ogni caso, prima di firmare un accordo di separazione, è sempre opportuno valutare attentamente le conseguenze economiche a medio e lungo termine. Sottovalutare il peso del mutuo può generare squilibri patrimoniali anche gravi, difficili da correggere in un secondo momento.

Cosa fare in pratica

Ecco i passaggi da seguire per gestire correttamente la questione casa-mutuo:

  • Verificare a chi è intestata la casa e chi ha firmato il mutuo.
  • Valutare l’impatto economico dell’assegnazione.
  • Considerare un accordo compensativo se solo uno dei due paga il mutuo ma non vive più nell’immobile.
  • Raccogliere tutta la documentazione utile: atto di proprietà, contratto di mutuo, certificati anagrafici.
  • In caso di disaccordo, consultare un avvocato per tutelare diritti e interessi.

Gli errori da evitare

  • Pensare che l’assegnazione della casa comporti il trasferimento del mutuo. Non è così: il mutuo resta legato all’intestatario.
  • Ignorare gli aspetti patrimoniali: meglio chiarirli subito, anche per evitare futuri contenziosi.

Quando serve l’aiuto di un avvocato

  • Se ci sono figli minorenni e disaccordi sull’uso della casa.
  • Quando la casa è gravata da un mutuo e le spese non sono ben definite.
  • Se si vuole rinegoziare il mutuo con la banca o trasferirlo.
  • Quando si deve valutare l’impatto economico complessivo della separazione.

Conclusione

La separazione porta con sé tante decisioni complesse, ma la casa è una di quelle che ha l’impatto più immediato sulla vita quotidiana.
Ricorda: la tutela dei figli è prioritaria, ma il mutuo segue le sue regole.
Per questo è fondamentale affrontare il tema con consapevolezza, evitando sorprese e agendo per tempo, con l’assistenza di un professionista.

Hai vissuto una situazione simile? Scrivilo nei commenti.

~ di avvocato Francesca Zanoni su 5 settembre 2025.

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